Bella, ricca e…? Una questione di autostima

Fin dalla più tenera infanzia, ogni donna sa che le converrà essere bella.

Se è stata così fortunata da esserlo almeno per un periodo della sua vita, ricorderà per sempre le voci degli amici di mamma e papà che, incontrandola in giro sul passeggino, “Ma che bella bambina!”, esclamavano, abbassandosi a coccolarla; “Che begli occhioni!”, “Che bei capelli”, “Che bel colorito”! A scuola, la fortunata ragazzina si renderà conto che i suoi risultati, di per sé già buoni o brillanti (per il principio della kalokagathia ben espresso dagli antichi Greci), verranno potenziati se il destino, il Ministero dell’Istruzione o gli auspici dei solerti genitori avranno fatto trovare sul suo cammino degli insegnanti in grado di apprezzarla – moralmente ed esteticamente. Quando uscirà a far spese, noterà che i negozianti uomini saranno particolarmente gentili con lei; se sarà accompagnata da una figura di accudimento (madre o babysitter) anch’ella altrettanto, o più, fortunata, inizierà a osservare da spettatrice esterna i meccanismi primordiali del corteggiamento, che rendono impossibile che una donna avvenente passeggi indisturbata per strada senza che almeno un paio di maschi le chiedano, chissà perché, l’ora o un’indicazione stradale.

Crescendo, la nostra Bella, conquistando l’autonomia come tutti gli esseri umani, entrerà in contatto con i suoi simili senza la mediazione di altri adulti e si troverà a scontrarsi con la dura realtà, rendendosi conto da un lato di non essere la sola, e quindi di dover affrontare una nutrita concorrenza (il che potrebbe costringerla a elevare sempre di più i suoi standard con conseguenti spese di estetista, coiffeur, chirurgo estetico); dall’altro, di dover imparare a gestire il suo potenziale di attrazione, che spesso le calamiterà intorno elementi indesiderati. Mentre si destreggerà tra rivali che cercheranno di soffiarle l’oggetto dei suoi desideri, bruttine appiccicose che si faranno a zerbino per esserle amiche, corteggiatori insistenti che non desisteranno neppure quando sarà costretta, in barba alla kalokagathia, a essere un tantino crudele, Bella si troverà di fronte un altro imprevisto: l’invidia di chi altrettanto fortunata non è stata, in κάλλος, in ἀγαθωσύνη o in autostima.

Comprenderà, dunque, che per realizzare i suoi obiettivi di vita – dal fondare una ONG in Burundi al diventare CEO di una multinazionale, allo sposare il sosia di Fedez o il principe azzurro della porta accanto – deve sviluppare un’altra precisa qualità, che la renderà in grado di superare ogni ostacolo. Ricordando l’ispirato titolo di un libro di successo e rendendosi conto di non poter diventare in breve tempo anche ricca, concluderà che l’unica soluzione è trasformarsi in stronza. Entusiasta del nuovo progetto, si metterà all’opera: comprerà il libro e lo leggerà, pensando di trovarvi pratiche soluzioni per sviluppare lo sguardo di ghiaccio con cui fare tabula rasa delle rivali, il pugno di ferro per assoggettare team di lavoro, la forza di volontà per passare come un carrarmato sui diritti di coloro che le calpestano i suoi. E scoprirà che sarebbe più facile diventare ricca.

Se vuoi diventare stronza, fa capire l’illuminato autore del bestseller, non serve ispirarti a Crudelia De Mon. Devi costruirti una solida autostima. “È l’esperienza della tua capacità di affrontare da sola le difficoltà la materia con la quale tu costruisci la stima e l’amore per te stessa, il motore che spinge la tua auto nella pista della vita e ti porta al traguardo. Perché solo la tua esperienza ti può dimostrare che sei in grado di affrontare qualsiasi difficoltà da sola, senza l’aiuto di nessuno. Solo così, puoi conquistare la tua sicurezza. Devi dimostrare a te stessa che hai le capacità di affrontare da sola le difficoltà. Che sei indipendente dagli altri. Che sei autonoma. Autosufficiente. Solo così, puoi avere la capacità di risolvere il problema della tua felicità.” Bella chiude il libro di scatto. Indossa la tracolla Louis Vuitton che ha comprato online con lo sconto dell’80%, perché le rivali sono griffate. Avvia l’utilitaria usata ereditata dal nonno, perché ancora non è ricca. E corre dal tabaccaio.

A comprare un biglietto della lotteria.