Amiamo il Natale, anche se non ci rispetta

Tutti amano il Natale. Anche chi non dovrebbe.

Il Natale, infatti, non ci  rispetta. Il Natale, così come ce lo propongono nella maggior parte del mondo – con la sua parata di addobbi e di luci, con i negozi sfavillanti di potenziali regali e affollati di potenziali compratori che di lì a poco, compulsivamente, diventeranno acquirenti, con i mercatini di arte e artigianato, le vendite di beneficenza e quelle a beneficio del venditore, i torroni e i panettoni, i roccocò e i mostaccioli, le renne di Santa Claus e i maglioni con le renne – è, ammettiamolo, una festa per chi è già felice.

Ti godi il Natale se hai una famiglia da Mulino Bianco, un conto in banca cospicuo con cui acquistare i regali per i figli e i nipoti, una baby-sitter a cui lasciare i bambini che non vanno a scuola per un’infinità di giorni, un salotto grande per accogliere gli ospiti, tanti amici desiderosi di incontrarti.

Il Natale non è la festa di chi non ha; è la festa di chi ha, può avere e vorrebbe sempre di più. Eppure, se oggi celebriamo il Natale, è perché ricordiamo un Bambino che quando è nato non aveva nulla, tranne l’amore dei suoi genitori e il calore di due animali in una capanna. Forse per questo il Natale è considerato la festa della famiglia.

E se uno la famiglia non ce l’ha? Provate a passeggiare per una strada illuminata da comete dorate, decorata da abeti carichi di neve artificiale (o reale) e di festoni argentati, percorsa instancabilmente da gente come voi che però, a differenza di voi, ha il cuore pieno di gioia (e le mani piene di pacchetti). Provate a spiegare ai vostri simili felici che a voi il Natale non va per niente, perché è venuto a mancare uno dei vostri cari, o perché siete cresciuti senza una vera famiglia, o perché qualcuno che amate se ne sta andando, o perché avete perso il lavoro e non avete soldi. Anzi no, non dite niente, perché sareste voi quelli ‘strani’: rifiutare la gioia del Natale è come sparare sulla Croce Rossa.

Il Natale non rispetta chi vorrebbe chiudersi in se stesso per risolvere i suoi problemi, elaborare i suoi dolori, allontanarsi dal rumore per ascoltare dentro di sè. Però vuol essere rispettato. In tutte le sue tradizioni. E allora, se al Natale non potete sfuggire, provate a fuggire. Non dico in Papua Nuova Guinea, una delle mete in cui non si festeggia il Natale. Ma magari in una piccola località così disabitata che l’unico passante sarà un canuto vecchietto. E non tenterà di prendervi in braccio in un grande magazzino, indossando un completo rosso e una barba finta.