Elena Ferrante è più fortunata di Chiara Ferragni

Elena Ferrante è una donna fortunata.

E non perché abbia venduto oltre dieci milioni di copie del suo romanzo L’amica geniale nel mondo, o perché dal suo successo sia stata tratta una fiction in 4 puntate per Rai Uno, i cui diritti sono stati subito accaparrati dalle tv internazionali. Per non parlare delle vendite degli altri romanzi. Ma nemmeno perché “Time” nel 2016 l’ha inserita nella classifica delle 100 persone (si badi bene, non delle 100 donne) più influenti del mondo, insieme a Papa Francesco e a Mark Zuckerberg (come se non bastasse che, due anni prima, un’altra rivista statunitense, “Foreign Policy”, l’aveva indicata tra i 100 pensatori più influenti). O nemmeno perché può annoverare tra i suoi (milioni di) fan Hillary Clinton, Elizabeth Strout e Jonathan Franzen.

Elena Ferrante è una donna fortunata, perché, a differenza di tutti gli altri scrittori, avendo scelto l’anonimato, non deve presentare i suoi libri in pubblico. Certo, perde l’emozione di trovarsi vis-à-vis con i suoi lettori, di firmare autografi, di ricevere gli applausi (ma poi chi l’ha detto? non sappiamo chi sia: magari, nella vita ‘ufficiale’, con il suo vero nome si gode tutto ciò). Ma volete mettere quanto stress si risparmia? Chiunque abbia scritto un libro, e abbia provato a promuoverlo, sa cosa significa. Dall’immane fatica di comprendere i meccanismi arcani di un blog tour (esperienza che, fatta una volta, fa passare per sempre la voglia di pubblicizzarsi) ai defatiganti book tour di presentazione, che obbligano l’Autore a percorrere in poche settimane un maggior chilometraggio della Parigi-Dakar, con la stessa ansia del piccolo protagonista di Dagli Appennini alle Ande, tutto ciò che riguarda la promozione è un atto al quale uno scrittore, anche già affermato, non può sottrarsi. Perché, oggi, i libri si vendono se dietro c’è una faccia, e possibilmente anche un corpo, pronto a farsi un selfie con i fan.

Eppure, Elena Ferrante contraddice questo principio. Vende vagonate di libri senza mai farsi vedere in giro, anzi senza far nemmeno sapere chi è. Si risparmia le corse in stazione per non perdere la coincidenza, la tinta dei capelli più volte al mese per essere perfetta, gli agguati dei fan con il cellulare in mano. Che poi, per lei che è ormai grandicella (Wikipedia ne riporta misteriosamente la data di nascita, qualora un lettore voglia fare ricerche all’anagrafe napoletana), sarebbero anche stancanti. Nonostante il suo pervicace anonimato, Elena Ferrante è un’influencer.

Anche Chiara Ferragni è una influencer. Però, per continuare a mantenere in piedi il suo impero multimediale, Chiara Ferragni deve mostrarsi sempre, continuamente, ed è bene che lo faccia, perché qualcuno altrimenti potrebbe dimenticarsi di lei, e sostituirla nei suoi pensieri con un’altra fashion blogger equivalente, magari un po’ più carina (come Olivia Palermo). Per essere famosa, Chiara Ferragni deve viaggiare, cambiarsi continuamente d’abito e farsi fotografare in tutte le pose più personali, inclusa quella in reggiseno che le ha attirato sarcastici commenti sulle sue scarse rotondità.

Ecco, Elena Ferrante non dovrà mai giustificare la sua taglia di reggiseno. E questo, già da solo, è un buon motivo per considerarla una donna fortunata.